Perché non conosce
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Buongiorno! Dopo giorni di autunno a maggio, oggi c’è il sole. Temperatura minima registrata ieri: 7 gradi. E io che mi ero illusa di trascorrere la settimana con shorts e t-shirt raglan. Mi sono ritrovata al limite dell’indossare di nuovo il beanie.
Torte e design. Grande novità della mia settimana, che si inserisce nel reparto delle piccole gioie quotidiane: tra un’impaginazione e l’altra (è online da qualche giorno l’eBook Compassione, scritto da Daria Tinagli, puoi leggerlo qui - io ho curato il design), ho raggiunto ieri sera l’impasto equilibrato della frolla vegana per crostate. Alla classica ricetta che utilizzo da anni (con farina 2, lievito a base di cremortartaro, pizzico di sale, uvetta sultanina ammollata e tritata, olio evo, succo di mela) ho aggiunto una manciata di noci pecan tritate e un cucchiaino in più di lievito. Impasto perfetto: la frolla risulta morbida come se avessi usato il burro. Con la frolla ho composto una crostata con marmellata di pesche e dei biscottini a forma di cuore e con gocce di cioccolato. La colazione di questo sabato è tra le migliori. Ma ti ho mai scritto la ricetta dei miei pancake “Punkcage”?
Libri nel mentre. No, non ho ancora finito la rilettura di Qui dentro. Guida alla scoperta della mente, e poi te ne voglio parlare intrecciandola ad altre pagine. Ci arriverò un passo alla volta, a fine mese: un ritardo giustificato, per un risultato migliore e un contenuto più articolato.
Nel cortile della biblioteca che frequento (bello, molto), in un momento di vento e sole mi sono dedicata un’ora alla lettura di Ci scriviamo la vita? di Giusi Quarenghi (della collana “La biblioteca illustrata” di Editrice Bibliografica) libro per l’infanzia pubblicato nel 1992. È la breve storia dell’incontro di due bambine, Beatrice e Aziza, che fanno amicizia scrivendo l’una la biografia dell’altra, intervistandosi. Mesi fa ti ho raccontato di Gli uomini mi spiegano le cose di Rebecca Solnit, ricordi? Nelle pagine di Giusi Quarenghi c’è un capitolo che rende evidente la vicinanza della condizione femminile a quella di quotidiana discriminazione subita da una delle protagoniste, Aziza: bambina di 12 anni, di cittadinanza marocchina, che a scuola, in Italia, non è inserita in classe con i coetanei perché non conosce la lingua italiana.
È grande con i suoi 12 anni compiuti, e vederla con i bambini di terza è un po’ fuori posto. Lei lo sa e a volta ne soffre, ma sa reagire. Un giorno, per esempio, un compagno l’ha presa in giro e lei l’ha guardato dritto negli occhi e poi si è messa a parlare in arabo, velocissima e a lungo… poi si è interrotta di colpo per chiedergli:
– Sei capace tu?
– No! – gli ha risposto l’altro, quasi intimidito.
– Perché non hai cominciato da piccolo! – le ha spiegato lei – e così sai solo l’italiano.
Ed ecco ogni donna quando cerca di far capire le difficoltà della – non solo sua – condizione femminile a chi non vuole vedere o riconoscere l’esistenza reale della violenza di genere, in tutte le sue sfaccettature. Chiude il libro un elenco di domande consigliate a un biografo.
Buona settimana e a presto! Non so se il tuo weekend prevede un gelato o un aperitivo con ghiaccio, ma forse potrai non prendere una tazza di tè fumante.
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