Newsletter Tazzina

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Non è una futilità

Newsletter Tazzina è come quelle vecchie email di fine anni '90.

feb 01, 2026
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Buonasera. Cielo azzurro pallido, si sta spegnendo, ma intanto oggi il sole c’è stato. Mattina di nebbia e poi aria frizzante.

Tra poco mi concedo lo spazio di un breve sogno ristoratore sul divano. Anche solo quindici minuti, e l’ideale sarebbe con musica in cuffia, prima della cena.

Beanie e rombi. Ieri pomeriggio ho cercato ancora il cappellino di lana – il tempo di due negozi, puro pretesto per una boccata d’aria tra uno studio e l’altro. Secondo te l’ho trovato? Certamente no.

Mi sono lanciata alla ricerca del beanie anche oggi, ma aprendo lo scatolone di una me di altri tempi, e – ha davvero dell’incredibile – ho trovato ben due possibili vecchi nuovi cappellini, anni ’90. Tutto merito del loro colore acceso e brillante, e di una lana durevole. Cappelli di lana dall’aspetto leggero, in maglia sottile. Color azalea e verde. Non dico di aver chiuso per quest’inverno la mia ricerca, ma forse ho trovato una soluzione temporanea e sono più sicura del colore che desidero e non mi metto fretta.

Ieri, a dire il vero, cercando il cappello ho comprato un maglione, per caso. Un colpo d’occhio (è quello che cerco, come la sorpresa di un colpo d’occhio fotografico), che ha superato pure la prova camerino. Prezzo decisamente contenuto, abbondante e caldissimo. Davvero, davvero caldissimo. L’abbraccio che cercavo in questi giorni. A rombi. Penso di non indossare un indumento a rombi dagli anni ’90 (di nuovo?!), o dai primi del 2000. È stato imprevisto, ma non d’impulso. È da inizio autunno che mi dico che ho proprio bisogno di nuovo maglione caldo e che questa esigenza non è una futilità.

La matematica. Ho pubblicato ieri sera, nel mio blog di comunicazione, il mio pezzo su Parole di giorni lontani di Tullio De Mauro. Hai voglia di leggerlo? Nella mia email di ieri ti ho raccontato qualcosa di personale; sul mio blog, invece, la mia scrittura è finalizzata a dare spunti durevoli di comunicazione. Ma ho bisogno di aggiungere, qui con te, altri tre appunti, che fanno parte del mio discorso ampio, ancora e sempre in corso, sulle donne, sul femminismo e sulla sua urgenza.

«Basta, i due, mio padre e mia madre, si sposarono e vissero tra Foggia e Roma. Ma mio padre chiese e impose a mia madre di interrompere gli studi quando era quasi sul punto di laurearsi. A più riprese in non pochi periodi difficili la giovanile matematica l’ha però aiutata e ha aiutato con i proventi delle sue lezioni lo spesso traballante ménage famigliare.»

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