Due Americhe
Newsletter Tazzina è come quelle vecchie email di fine anni '90.
Buongiorno. Entra nella stanza la prima luce. Alba rosa e brina. Anche oggi il rettangolo di mondo inquadrato dalla mia finestra sembra tranquillo. Tutto, fuori, da fuori, può apparire sempre semplice e quotidiano. Anche quando così tranquillo non lo è davvero.
Che programmi hai oggi? Anche tu per la prima volta quest’ultima settimana hai sentito le guance e le mani ghiacciarsi mentre camminavi in strada? Pochi giorni fa ero in giro e non avevo con me i guanti; al bar, al momento di pagare il caffè, non riuscivo ad afferrare le monete nel portafoglio. Lunghi secondi di imbarazzo. Ogni tanto mi capita ancora di contare le monete. E in ogni caso le dita ghiacciate non riescono neanche a fare tap sullo smartphone.
Miao nel mentre. Mentre ti scrivo il gatto protesta perché vuole giocare. Il gioco è una mia invenzione e l’ho chiamato piumetta. Ho cercato e trovato un modo un po’ teatrale per farlo divertire. Lui – sonnellini a parte – ci giocherebbe di continuo, ma io non posso. Riuscirò a farglielo capire?
Gatto: Miao.
Io: Non posso.
Gatto: Miao.
Io: Non posso.
Gatto: Miao.
Silenzio.
Io: Adesso non posso.
Silenzio.
Gatto: Miao, miao, miao.
Lungo silenzio.
Io: Ok, ma dopo. Pausa. Ok, adesso.
Documentare nel mentre. Non so se hai seguito il mio consiglio e hai visto il documentario sul New Yorker (o addirittura hai visto o rivisto quello di Wiseman), e non so quanto tu dedichi parte del tuo tempo libero a perderti in internet, nell’iperspazio di un ipertesto. A me capita ogni tanto, ed effettivamente dovrei inserirlo nel cv nella lista degli hobby: navigare in internet. Navigare in internet per una ricerca aprendomi a mille strade dell’iperspazio è il mio viaggio in economica.
Come piccolo post scriptum alla mia precedente email ti regalerei una lista ben nutrita di link, ma mi fermerò solo a quattro link utili, in due dei quali la connessione tra The New Yorker e la New York Public Library non è la mia scrittura né una mia ipotesi.
https://www.nypl.org/press/century-new-yorker-open-new-york-public-library
https://www.nypl.org/events/exhibitions/new-yorker-100
https://filmforum.org/series/tales-from-the-new-yorker
In un fine settimana dove è difficile scrivere di qualsiasi cosa, con te mi permetto anche una domanda stupida. Come accade nei pensieri, anche quando si è nel mezzo di un dramma. O, in un’esperienza più quotidiana, quando qualcuno ti sta raccontando una guerra mondiale e tu lo ascolti e la tua mente ti suggerisce che però chi parla ha proprio un bel maglione, ma bello davvero, chissà dove l’ha comprato, o forse è fatto a mano? No, non è possibile, quel maglione non è fatto a mano; ma come può parlare di una guerra mondiale e indossare un bel maglione? Che connessione c’è tra una guerra mondiale e un bel maglione? Di che marca è? Ma cosa sto pensando?! Damn! Quel colore è perfetto per il suo incarnato – e la mente a volte fa così. E tu?
Quale gadget del New Yorker compreresti? Qual è l’ultimo gadget di qualcosa che hai acquistato? Quanto tempo ci hai pensato prima di fare l’ordine online. Con il mio incarnato sta bene il rosa, penso. “Non posso”. “Miao”. Silenzio. Ancora?!
Libri nel mentre. Ieri ho iniziato a leggere, per la seconda volta, Gli uomini mi spiegano le cose di Rebecca Solnit. Preso in prestito in biblioteca su consiglio – non personale – di David Byrne. Mi attende, sempre di Solnit, anche una pubblicazione nell’antologia Racconti di due Americhe e qualche suo articolo nell’archivio di Internazionale. Così tu sai come trascorrerò parte del mio weekend. Delle pagine che ho già riletto di Gli uomini mi spiegano le cose oggi non ti scrivo nulla: oggi non si riesce a scrivere niente, di niente. Meglio leggere. Rebecca Solnit e Yoko Ono. E dare un’occhiata ai saldi online, ma con le mani ghiacciate.
Buon fine settimana e a presto. Se vai al parco o esci per bere un caffè, ricordati i guanti.
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