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Newsletter Tazzina è come quelle vecchie email di fine anni '90.
Buonasera! Come stai? Se sei in città, come stai affrontando questo primo caldo eccessivo e la prospettiva che possa essere soltanto una delle prime ondate di calore di quest’estate? Io questa mattina, da pedone, ho fatto attenzione a tutte le zone di ombra sulla mia strada, ai percorsi anti-caldo per raggiungere i servizi basici, ad esempio.
Forse sarà inevitabile, superata una soglia di temperatura accettabile, cambiare anche l’abbigliamento e rendere ovvi, in città, nei momenti di vacanza, i capi da mare, come se ci fosse una spiaggia “a soli 300 metri”. Forse questa estate 2026 sarà l’anno delle infradito di gomma anche in pieno centro, e insieme del k-way comunque nello zaino o in borsa? Ho un vago sospetto.
Libri nel mentre. Ebbene, come ti ho anticipato ieri, dopo Perché contare i femminicidi è un atto politico ho finito la lettura anche di Mai più cosa vostra di Ilaria Ramoni e Fabio Roia, e da circa ventiquattro ore, anche facendo altro, penso a quali contenuti trasmetterti, oltre a invitarti a un approfondimento. Innanzitutto confermo il senso di leggerli contemporaneamente o a stretto giro. Quello che ti lasciano anche ad una prima lettura veloce, tanto più se letti uno dopo l’altro, è l’evidenza della violenza di genere: della sua pervasività, nella vita quotidiana, e della sua consistenza innegabile. Ci sono dati e riflessioni supportate: negare, anche davanti a queste pubblicazioni, la violenza di genere, oggi, non può che essere un atto volontario di becera ignoranza, o di finta (tendenziosa) ignoranza.
Perché sono necessari, così come per Maledetta sfortuna. Vedere, riconoscere e rifiutare la violenza di genere di Carlotta Vagnoli? Per contrastare il più possibile l’ingiustizia epistemica, e in questo modo riuscire ad essere d’aiuto in modo tempestivo a sé stessi o a chi vive una violenza e non ha le parole. Cos’è l’ingiustizia epistemica? Spiega Donata Columbro:
La filosofa Miranda Fricker ha introdotto il concetto di ingiustizia epistemica e spiega che questa si manifesta in due forme: c’è l’ingiustizia testimoniale, che avviene se il pregiudizio porta a sottovalutare la credibilità di chi fornisce una testimonianza, come quando le denunce di violenza da parte delle donne non vengono prese sul serio perché ritenute esagerate, inattendibili, o dettate da emozioni irrazionali […] Poi c’è l’ingiustizia ermeneutica, che si verifica quando manca un quadro interpretativo adeguato per esprimere o comprendere un determinato problema.
L’ingiustizia ermeneutica significa subire qualcosa e non poterla nemmeno spiegare perché non esistono ancora le parole e i concetti adatti, gli strumenti linguistici e concettuali per nominare una violenza: perché questi non sono ancora stati inventati o perché non sono ancora patrimonio culturale. Motivo per cui l’educazione sessuo-affettiva a scuola, obbligatoria e strutturata, in un percorso costante nell’arco della crescita, è la prima forma di diffusione di quel patrimonio culturale capace di salvare molte vite. Di Miranda Fricker, ad oggi, è disponibile la pubblicazione Epistemic Injustice. Power & Ethics of Knowing.
Provo a mettere allora in dialogo le mie due ultime letture e a scrivere semplicemente qui di seguito, in ordine cronologico, le date che mostrano i momenti di svolta per il riconoscimento della violenza di genere. Sono date tutte recenti, troppo recenti per pensare che questa parte di cultura raggiunta sia già diventata tanto capillare quanto è pervasiva ancora, invece, la violenza di genere. Troppo recenti per pensare che i traguardi siano già un patrimonio culturale.
1963 - Il primo concorso in magistratura aperto anche alle donne.
1975 - Riforma del diritto di famiglia. Prima della riforma
l’uomo poteva fissare la residenza famigliare in maniera esclusiva e la donna doveva seguirlo, l’uomo aveva una pretesa sessuale mentre la donna aveva un debitum carnale nei confronti del marito e, se non lo avesse rispettato, avrebbe potuto anche in qualche modo essere censurata dal punto di vista dell’ordinamento giuridico.
1979 - Cedaw (Convention on the Elimination of all forms of Descrimanation Against Woman), convenzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Agosto 1981 - Il codice penale non prevede più il delitto d’onore e il matrimonio riparatore:
Nel primo caso, in buona sostanza, vi era una riduzione di pena se si cagionava la morte della moglie, della figlia o della sorella di cui si era scoperta l’illegittima relazione carnale, in quanto provocata dallo stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onore proprio o della famiglia.
Sempre nel 1981 - Le donne possono entrare nella Polizia di Stato.
1985 - La Cedaw è ratificata anche dall’Italia.
1992 - Per la prima volta l’espressione violenza di genere viene nominata in modo esplicito nei documenti del Comitato Internazionale della Cedaw,
il quale verifica le azioni intraprese dai paesi firmatari per eliminare le discriminazioni: viene definita come “una forma di discriminazione che inibisce gravemente le capacità delle donne di godere dei diritti e delle libertà su una base di parità con gli uomini”.
1995 - La quarta Conferenza mondiale sulle donne, a Pechino,
in seguito alla quale le 189 nazioni che adottarono la dichiarazione finale decisero di istituire una “piattaforma d’azione” per rendere concreta l’uguaglianza di genere.
1996 - In Italia la violenza sessuale diventa un reato contro la persona,
crimine demolitivo della libertà e dell’autodeterminazione, e non più contro la morale diffusa e il perbenismo pubblico.
2000 - Le donne possono entrare nelle Forze armate, quindi anche nei Carabinieri e nella Guardia di Finanza.
2006 - Il Consiglio d’Europa definisce la vittimizzazione secondaria come
vittimizzazione che non si verifica come diretta conseguenza dell’atto criminale, ma attraverso la risposta di istituzioni e individui alla vittima.
2008 - In Italia il termine “femminicidio” irrompe nel dibattito pubblico,
a seguito della pubblicazione del libro di Barbara Spinelli Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale.
2011 - Convenzione di Istanbul, adottata da 44 stati del Consiglio d’Europa:
la questione della violenza di genere è riconosciuta come un fenomeno strutturale, ramificato e ancora problematico.
2013 - Ratifica in Italia della Convenzione di Istanbul.
Sempre nel 2013 - Legge 119 sul femminicidio,
omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela o convivenza con la vittima di sesso femminile.
2017 - Istituita la prima Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio.
2019 - Legge n.69/2019, Codice Rosso, introduce
novità per proteggere le vittime di violenza con l’introduzione di nuovi reati […] L’obiettivo con cui è stata creata la legge è anche quello di velocizzare le procedure di perseguimento di reati come i maltrattamenti e lo stalking, per poter attivare tempestivamente provvedimenti di protezione delle vittime.
Maggio 2022 - Approvazione della legge 53 per migliorare la raccolta dati sui femminicidi, proposta dalla senatrice del Partito Democratico Valeria Valente.
2023 - Rinnovata la Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, con la presidenza di Martina Semenzato (Noi moderati).
Maggio 2025 - 1) Viene finalmente eliminato il cognome del marito dalle liste elettorali; 2) La Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, che vede come prioritaria l’indagine sulla violenza economica (mai indagata dalle precedenti commissioni) vuole lavorare sulla consapevolezza degli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento per le vittime, i datori di lavoro e le aziende, così da agevolare per le vittime di violenza la formazione e l’inserimento nel mondo del lavoro.
Per oggi mi fermo qui, ma continuo nella Tazzina del prossimo sabato.
Buona settimana e a presto!
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